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Protostoria
Nel territorio adiacente all'alveo del fiume Ronco si trova un paleosuolo in cui si rilevano tracce di frequentazione umana durante il paleolitico inferiore. 1.000.000/800.000 anni fa, quando qui vi era la linea di costa, Homo erectus lasciò tracce del suo passaggio nell'attuale podere Canestri sulla sponda sinistra del Rio Ausa. Altra frequentazione visibile risale a 200.000 anni fa e ha prodotto manufatti molto più raffinati dei precedenti. Pregevoli reperti dell'età del bronzo sono stati ritrovati nel territorio di Forlimpopoli. Durante l'età del ferro il territorio fu abbandonato a causa del dissesto idrogeologico dovuto ad un forte aumento delle precipitazioni con piene dilaganti dei corsi d'acqua. Solo quando le condizioni ambientali migliorarono, nel VI secolo A.c., i Galli ripopolarono la zona, muovendosi lungo il sentiero pedemontano che attraversava la regione.
Periodo romano e medioevale Nel 168 A.C. (dopo la vittoria contro la coalizione dei Galli, Etruschi ed Umbri) iniziò la colonizzazione romana che modificò profondamente il territorio: furono bonificate le paludi, disboscata la selva che copriva la zona ed effettuata la centuriazione orienta secondo gli assi cardinali.
Il ponte mostra segni di riparazioni in tempi diversi; nei pressi dell'ultima arcata furono trovate macine intere da mulino e uno scivolo in pietra che convogliava le acque in uscita. La presenza di un mulino ad acqua prova che quell'invenzione di origine orientale era già giunta in Italia e crea la figura del mugnaio e del mulino come centro di aggregazione. Questo è il probabile fulcro dell'insediamento di Selbagnone.
Durante il
VI-VII secolo D.C. si verificò un raffreddamento del clima che provocò una serie
di grandi alluvioni e la distruzione del ponte con lo spostamento di quasi 150
metri del corso del fiume. Infatti sotto il terrazzo fluviale sono stati
rinvenuti 10-12 metri di sabbia e ghiaia. Furono queste sovralluvioni che
coprirono, Attualmente il suo corso, vero reperto di archeologia industriale, risulta mancante della parte terminale, allorché si danneggiò il ponte sopraelevato che attraversava il fiume stesso.
Nel 700 era consuetudine arredare i giardini con piante esotiche provenienti da paesi lontani e che solo ivi potevano essere ammirate. La pianta più nota del parco Paulucci Merlini è il grande Cedro del Libano.
Altra pianta interessante è il Ginkgo biloba, "fossile vivente", è la specie arborea più antica del nostro pianeta i cui progenitori crescevano trecento milioni di anni fa. Unico rappresentante di una famiglia di alberi preistorici, è in Oriente pianta sacra e legata a Buddha. Le foglie del Ginkgo biloba hanno proprietà medicinali come antiossidanti. Nel parco vi sono inoltre Tassi secolari, Magnolie imponenti e una Sequoia di 250 anni.
Si ringrazia il dott. Aldini, dott. Aramini, dott. Vittori e la professoressa Maria Cristina Gori come fonti storiche. |
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