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VILLA Paulucci Merlini SELBAGNONE (Forlimpopoli)
A pochi chilometri da Forlì, in località Selbagnone, si trova
uno dei più importanti esempi d'architettura settecentesca in
Romagna, che per le linee architettoniche e per l'apparato
decorativo degli interni, armonicamente correlati, si qualifica
come tarda declinazione locale del gusto barocchetto bolognese:
Villa Paulucci Merlini.
A volerla, come residenza estiva della famiglia, furono il Cardinale Camillo Paulucci Merlini (1692-1763) e suo fratello Cosimo (?-1776), appartenenti ad una nobile casata d'antichissima origine che ha avuto fra i suoi membri Fulceri e Rinieri, citati da Dante nel Purgatorio ( canto XIV, vv. 58-60; 88-90), e altri insigni guerrieri e famosi prelati. ![]() S'iniziò a pensare ad un edificio da erigere in questo territorio, in cui la famiglia Paulucci Merlini possedeva un ingente patrimonio fondiario, nel 1735, dopo l'abbattimento di una fitta foresta che circondava il fiume Ronco; il toponimo Selbagnone, dal latino silva (foresta), testimonia ancor oggi l'esistenza della vasta foresta che s'estendeva dalle propaggini dell'Appennino alla pianura. La Costruzione della villa iniziò verso la metà del secolo XVIII. Nel 1756 fu terminata la parte strutturale, mentre le scenografiche decorazioni che ornano gli interni furono concluse nel decennio successivo, più precisamente nel 1767. Nei documenti dell'archivio privato Paulucci non è citato, purtroppo, il nome dell'architetto cui fu affidata la progettazione dell'edificio; sono menzionati, invece, i due capimastri che condussero i lavori: Domenico e Tommaso Righini, attivi in molti cantieri di Forlimpopoli. Nel corso dell'Ottocento alcuni accrescimenti ornamentali hanno interessato l'interno della villa, senza snaturare l'impianto originale, e sopratutto l'ordinato giardino all'italiana, sorto a poco a poco ad esaltare il decoro della nobile dimora, e in cui si trovano la ghiacciaia, le aranciere, le serre e un piccolo oratorio dedicato a San Gabriele Arcangelo. Nel 1802 il costruttore Ruffillo Righini (1757-1833) vi realizzò
una vasca ornamentale ottagonale, circondata da aiuole e da un
labirinto circolare, oggi non più individuabili. Non restano
tracce neppure del teatro all'aperto con quinte e pareti di
bosso, secondo il gusto arcadico dei teatri di verzura in villa,
costruito a partire dal 1826 su progetto dell'operoso architetto
forlivese Giuseppe Missirini (1775-1829). Oltre a sottolineare l'amore dei Paulucci per le rappresentazioni teatrali, peraltro assai diffuso fra le nobili famiglie dell'epoca, questo teatro all'aperto rivestiva un'importanza particolare in quanto a livello tipologico era un unicum in Romagna. Verso la metà del secolo, infine, fu restaurato ed amplificato il piccolo oratorio, che in seguito, dal 1883 al 1964, funse da sepolcreto dei membri della famiglia. Nonostante i danni subiti durante la seconda guerra mondiale la villa è rimasta pressoché intatta fino agli anni Settanta, quando tutto il patrimonio immobiliare fu venduto: il ricco arredo, appositamente ideato in perfetta armonia con le linee architettoniche e con l'esornatività degli stucchi di ogni stanza, le sovrapposte e numerose tele, raffiguranti in prevalenza ritratti, nature morte e scene di genere, furono rimossi dalle loro sedi originarie, lasciando spogli gli interni. Oggi l'antica dimora versa in precarie condizioni, ma a breve inizieranno i lavori di ristrutturazione e restauro, nel pieno rispetto delle normative stabilite per edifici d'elevato valore storico artistico, commissionati dell'attuale proprietario, il Sig. Luciano Vitali. Similmente ad altre ville romagnole coeve, l'imponente edificio di quattro piani, col pianterreno e l'ultimo più ridotti, si presenta come un massiccio compatto blocco a pianta rettangolare. L'esterno s'impone per la sobria eleganza di struttura e d'ornamenti. I due prospetti principali sono scanditi da una ritmica, serrata successione di finestre abbellite da semplici cornici in cotto, mistilinee quelle al pianterreno e all'ultimo, sagomate " a orecchia" le altre, e dalla presenza di un portale a tutto sesto sull'asse centrale, affiancato da semicolonne in cotto e sormontato da un balcone con ringhiera in ferro battuto a canestra. L'attuale facciata anteriore, volta verso la strada che conduce a Meldola, è caratterizzata dalla presenza di una scalinata a due rampe curvilinee che mette in diretta comunicazione il giardino con il salone centrale interno; è probabile che un simile elemento architettonico fosse presente, simmetricamente, anche sulla facciata posteriore; ciò sembra sottolineare la grande rilevanza assunta dal giardino nel sistema villa e parco in Romagna nel secolo XVIII. All'interno l'ambiente più suggestivo è sicuramente il grandioso salone centrale, da cui si accede a tutte le sale del piano nobile. ![]() Il sontuoso, scenografico salone è assai sviluppato in altezza, tanto da occupare tre piani della villa. Sulle pareti, ai lati, campeggiano due grandi blasoni a stucco, rispettivamente dei Paulucci conti di Calboli e dei marchesi Merlini, famiglia in cui s'innestarono i Paulucci al principio del secoli XVIII. All'altezza del secondo piano, una raffinata ringhiera panciuta in ferro battuto attornia il ballatoio da cui si entra nei vari appartamenti delle stanze da letto. Il soffitto del salone fu decorato nel 1767 dal figurista forlivese Giuseppe Marchetti (1722-1801), allievo di Felice Torelli, entro un'ampia e complessa quadratura del bibienesco Fra' Ferdinando da Bologna, al secolo Vincenzo Dal Buono (1704-1784), come puntualmente testimonia una coppia di iscrizionisti speculari collocate lateralmente nella quadratura stessa. Il dipinto eseguito da Giuseppe Marchetti a tempera su arella mostra una porzione di cielo su cui, fra nuvole cumuliformi, si stagliano le figure di Flora e Pomona, circondate da numerosi putti, alcuni musicanti, altri recanti festoni di fiori e di frutta; sul fondo si dispiega una fascia con i segni dello Zodiaco. Nella virtuosistica quadratura oltre alle due iscrizioni già ricordate si trovano quattro ovali, agli angoli, in cui sono raffigurati quattro giovani in sembianti delle stagioni, e due frontoni semicircolari con le personificazioni dei fiumi Ronco e Montone, secondo la canonica iconografica di vecchio con l'hydria. Si è già detto che dal salone centrale s'accede a tutte le sale del piano nobile; la seconda a destra è l'antica sala da pranzo, un ambiente concepito con squisita eleganza formale. Pareti e soffitto sono quasi ricamati di stucchi bianchi, articolati a motivi fitoformi e scarsamente aggettanti su sfondi dalle pastellate cromie. Al centro del soffitto, entro un medaglione ovaleggiante a profilo mistilineo, il forlivese Giacomo Zampa (1731-1808) ha affrescato su arella su un cielo annuvolato di cirri rosati Ercole che, alla presenza della Fama, offre a Giunone, affiancata da Giove, i pomi d'oro raccolti nel giardino degli
Esperidi. Il dipinto s'accorda con ineccepibile grazia e
delicatezza all'ornamentazione a stucco. La tematica
dell'eroismo associato alla fama potrebbe simboleggiare il
potere, visto in chiave famigliare per la presenza di Giunone,
la gloria e la reputazione raggiunti dai Paulucci nel corso dei
secoli. A questo proposito è utile ricordare che entro le
cornici a stucco sulle pareti erano collocati i ritratti dei
vari membri della famiglia al tempo della costruzione della
villa, quasi a costruire una vera e propria galleria.La terza porta a sinistra del salone dà accesso ad un piccolo oratorio, tutto decorato ad affresco, con leggiadri fregi fitoformi, finte architetture e putti. Infine il salone immette in una specie di galleria con volta decorata da elementi ornamentali fitoformi. In passato vi erano anche paesaggi di rovine e, come si deduce dalle cornici a stucco oggi vuote, quattro sovrapporte. La galleria termina con una grande portafinestra, non più congiunta ad una scala esterna presumibilmente simile, come abbiamo già detto, a quella che si trova sul prospetto principale. Doveva trattarsi, dunque, di una sorta di androne d'ingresso che dava accesso all'oratorio ed immetteva nel salone centrale. ![]() Di conseguenza il salone centrale e la galleria erano due ambienti distinti, ma strettamente collegati a formare un corridoio "passante". Alla maniera dei palazzi forlivesi dell'epoca, a fianco del salone centrale si trova una scala a due rampe, grande ma non monumentale, che porta ai piani superiori. Come abbiamo già riscontrato nella sala centrale, in quella da pranzo e nella galleria, le pareti dello scalone, secondo una tendenza naturalistica di matrice bolognese assai diffusa anche a Forlì, sono impreziosite da stucchi di soggetto floreale a motivi di girali ramati, nastri, ghirlande fiorite, lievemente aggettanti e sinuosi, che non sono funzionali a giochi prospettici, né indulgono a sottolineare volumi, ma svolgono un puro, aggraziato discorso decorativo.
Mirko Orioli
Attualmente la villa è in fase di Restauro. Alcune Immagini esteriori della villa e del parco Si ringrazia il dott. Mirko Orioli come autore del testo inoltre si ringrazia lo Studio Culturale Artemisia per aver concesso la pubblicazione sul sito dell'articolo.
Per tutti coloro che volessero contattare lo Studio Culturale Artemisia per visite guidate di Luoghi di interesse storico culturale di Cesena e della Romagna ecco alcuni recapiti:
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